L’Italia riafferma il suo impegno per la stabilizzazione della Libia

È stata firmata, lo scorso 23 gennaio, la Convenzione tra l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) per l’avvio di una nuova iniziativa a favore dei comuni libici. La firma della Convenzione si colloca nell’ambito dell’iniziativa dedicata al “Rafforzamento delle capacità di gestione delle autorità libiche per migliorare i servizi di base”, che ha ricevuto un finanziamento di 3.5 milioni di euro da parte della Direzione Generale per gli Affari Politici (DGAP) del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).

L’intervento, che rappresenta un primo esempio di collaborazione tra AICS e ANCI, sarà condotto lungo due componenti. La prima, dedicata alla formazione e al rafforzamento delle capacità dei funzionari municipali libici, si concentrerà sui servizi anagrafici, patrimoniali e di gestione del bilancio; la seconda componente fornirà equipaggiamenti software e hardware, necessari per il buon funzionamento degli uffici pubblici libici.

I funzionari pubblici libici avranno così la possibilità di partecipare ad alcuni seminari, organizzati da ANCI, che si svolgeranno tra Libia, Tunisia e Italia e che permetteranno uno scambio di informazioni e buone pratiche per migliorare i servizi rivolti ai cittadini. In questa attività saranno inizialmente coinvolti circa 120 funzionari provenienti da 23 municipalità libiche.

Il programma, della durata di due anni, si propone di trasferire competenze e dotare le municipalità libiche degli strumenti necessari per consentire ai cittadini di accedere ai servizi essenziali, erogati da personale competente. L’iniziativa si inquadra in una strategia per il buon governo volta allo sviluppo di meccanismi di coordinamento tra le istituzioni locali, le autorità centrali e le organizzazioni della società civile.

A poche settimane dal Comitato Direttivo svoltosi a Tripoli nel quadro del Programma finanziato dal Trust Fund UE, l’Italia conferma il suo ruolo chiave nel processo di stabilizzazione della Libia.

“La firma di questa Convenzione è il primo passo per assicurare la corretta attuazione del programma in stretto coordinamento con i nostri partner libici e italiani. Questo programma finanziato dalla Direzione Generale per gli Affari Politici è complementare al programma in fase di realizzazione finanziato dall’Unione europea e all’iniziativa Bridge of solidarity che sono già operativi per garantire l’erogazione dei servizi di base ai cittadini libici.  Il primo attraverso un’iniziativa per la stabilizzazione del paese del valore di 22 milioni di euro e il secondo con un impegno di 18 milioni. La nostra priorità è sostenere le istituzioni libiche in questa difficile fase di transizione attraverso il rafforzamento delle loro infrastrutture e migliorando le competenze del personale per l’erogazione dei servizi pubblici. Questa strategia porterà i cittadini libici ad accedere a servizi di qualità e contribuirà alla stabilizzazione del paese”, ha dichiarato Leonardo Carmenati, Vice Direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, a seguito della firma.

“Già a partire dal 2015 i Comuni italiani e ANCI stanno dialogando con i Comuni libici e sono stati realizzati diversi incontri anche grazie alla collaborazione avviata con la Direzione Generale per gli Affari Politici del MAECI nonché attivati diversi canali di supporto seguendo le iniziative di sostegno nazionali e in ambito comunitario come quella avviata in occasione del meeting di Nicosia.

I Comuni italiani sono impegnati attraverso il Programma di Municipi senza Frontiere nell’assistere i comuni libici nell’ammodernamento dell’apparato amministrativo e di gestione, nell’organizzazione finanziaria/amministrativa, nella ristrutturazione del sistema di fornitura dei servizi alla popolazione. Come ANCI siamo particolarmente interessati al processo di decentramento amministrativo in Libia come elemento fondante del nuovo stato e sostenere la fase di costituzione del nuovo assetto istituzionale nazionale anche attraverso il sostegno di reti territoriali dei municipi libici.

Abbiamo considerato prioritari gli interventi immediatamente realizzabili e focalizzato l’attenzione innanzitutto alle condizioni della popolazione locale. Sono stati considerati interventi con competenze espresse dalle eccellenze dei Comuni italiani in un’ottica di peer to peer con i funzionari municipali libici al fine di rendere concreti i momenti di formazione in un’ottica di immediata realizzazione pratica degli interventi. È interesse strategico dei Comuni italiani avviare con i corrispettivi libici un percorso di interlocuzione e scambio, di programmazione di attività e di ricerca di soluzioni condivise per il reciproco sviluppo dei territori, per la stabilità e la pace.

Da una parte, le attuali amministrazioni libiche, che sono “giovani”. Dall’altra, la storica tradizione italiana dei Comuni che trovano nell’ANCI un efficace facilitatore a supporto  dell’attuazione della cooperazione tra municipi”, ha dichiarato Veronica Nicotra Segretario generale di ANCI.

Andrea Senatori è il nuovo titolare della sede regionale AICS Tunisi

Cari amici e care amiche,

prendo oggi servizio in qualità di titolare della sede regionale dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) a Tunisi. Un incarico che mi onora e che mi riporta sul terreno dopo un intervallo di quattro anni trascorsi come coordinatore dell’ufficio “Emergenza e Stati Fragili” della sede centrale a Roma.

A passarmi il testimone è l’amico e collega Flavio Lovisolo, uno dei volti storici della Cooperazione Italiana, con il quale ho avuto il privilegio di lavorare fianco a fianco e al quale rinnovo la mia stima più sincera.

Sono inoltre lieto di annunciare che, assieme a me, prenderà servizio con funzioni di vice titolare della sede Annamaria Meligrana, con cui ho condiviso l’esperienza presso l’ufficio AICS di Roma dell’aiuto umanitario e fragilità. Annamaria, arabista di origine, è una stimata professionista di cooperazione internazionale con quasi 20 anni di esperienza della regione del Nord Africa e Medio Oriente, che ha maturato nella convinzione che non possa esserci uno sviluppo sostenibile senza pace.

Da oggi e durante i prossimi anni del mio mandato, mi propongo di dare continuità al lavoro finora svolto in questa sede, seguendo princìpi d’azione solidaristici e umanitari che sono alla base di un mondo più equo, in cui ciascuno/a possa avere l’opportunità di sviluppare il proprio potenziale, accedere a risorse comuni e servizi di base, vedere i propri diritti rispettati. So di potermi avvalere di uno staff appassionato, che possiede competenze e conoscenze contestuali derivanti da una consolidata presenza sul territorio. Insieme continueremo a rispondere ai bisogni delle comunità locali con azioni concrete e mirate a migliorarne le condizioni di vita e a rafforzarne le opportunità di crescita. Faremo passi in avanti per rispondere alle sfide globali dell’Agenda 2030, allineandoci agli sforzi di altri attori internazionali in tema di mobilità umana, di sicurezza alimentare, protezione, salute e educazione come beni essenziali, di transizione ecologica e del rafforzamento della democrazia e della pace.

I tempi che viviamo e le nuove sfide che dobbiamo affrontare richiedono sempre più efficienza al nostro lavoro, ma anche dialogo, inclusione e collaborazione nel modus operandi. La pandemia di COVID-19 ci ha colto impreparati, quasi smarriti tra cifre che di giorno in giorno raffiguravano un panorama sempre più drammatico. Eppure abbiamo reagito, riaggiustato i nostri piani d’azione, ricomposta la scala delle priorità. Abbiamo compreso quanto i Paesi siano strettamente interconnessi tra di loro, i confini sociali allargati oltre le frontiere geografiche e i popoli responsabili, qui ed ora, del futuro delle prossime generazioni.

Sarà mia premura rafforzare il dialogo con la società civile, con il mondo del profit e universitario, con partner istituzionali e internazionali, conscio che dialogare in maniera strutturata significhi mettersi in gioco, analizzare da una pluralità di prospettive e cogliere più rapidamente i segnali di crisi per agire con efficacia e tempestività.

Spero che continuerete sempre a seguirci e a sostenerci con il vostro interesse

Andrea Senatori

Uniti per ricostruire il sistema sanitario nelle aree remote: Romdan sogna un futuro migliore in Libia

Per la rubrica: “Voci di Noi Altr* AICS

La struttura sanitaria di Tahala dopo i lavori di riabilitazione.

di Carlotta Comparetti

Immaginate la vostra vita in un villaggio remoto: non ci sono ospedali nel raggio di chilometri, nessun pronto intervento e liste d’attesa di settimane per una consulenza urgente con uno dei pochi medici della zona. Immaginate un padre che deve affrontare un viaggio di 390 chilometri per una semplice lastra alla mano fratturata di suo figlio. Oppure una donna incinta che ha urgente bisogno di cure, eppure deve percorrere 350 chilometri per raggiungere l’ospedale più vicino, mettendo a rischio anche la vita del nascituro. Sono casi documentati che accadono all’ordine del giorno a Ghat, città nel sud-ovest della Libia. Anche qui la popolazione è stata per anni testimone diretta del conflitto.

“Il sistema sanitario a Ghat è fortemente compromesso” comincia così Romdan Alythni Alwoli, a capo del Health Services Office della municipalità. “Manca un servizio di pronto intervento, il personale sanitario è esiguo, le strutture necessitano di riabilitazione e manutenzione e non ci sono risorse finanziarie sufficienti per provvedere: è un sistema sanitario devastato che ha bisogno di essere ricostruito”. Nonostante tutte le difficoltà, Romdan e la sua squadra continuano nel loro impegno quotidiano per la salute pubblica di base.

Le autorità locali libiche non hanno le risorse per colmare, da sole, i numerosi bisogni sanitari del paese, lasciando le comunità, specie quelle stanziate nelle regioni più remote, nella necessità più estrema. È in questo scenario che interviene l’AICS: grazie a un finanziamento dell’Unione Europea per il tramite del Fondo Fiduciario per l’Africa (EU Trust Fund for Africa), lavoriamo al fianco della ONG italiana Helpcode e del partner locale Organisation of Development Pioneers (ODP) per sostenere le sfide di un sistema sanitario al collasso nel distretto di Ghat.

“Questo intervento ci dà speranza, perché permetterà di migliorare l’offerta sanitaria a beneficio degli oltre 30.000 abitanti di Ghat e delle piccole città dell’area”, spiega Romdan. “Verranno rafforzate le strutture mediche prioritarie, selezionate in quanto capaci di rispondere al maggior numero di pazienti, contribuendo così a sostenere il sistema sanitario di Ghat nel suo complesso”.

Il progetto, realizzato sul campo da Helpcode e ODP in coordinamento con l’AICS, prevede la riabilitazione di tre strutture mediche chiave per Ghat: dal rifacimento degli ambienti e piccole manutenzioni alla fornitura di attrezzature mediche specializzate, fino ai training per il personale medico e paramedico. “L’accesso a un servizio di pronto intervento e a consulenze più tempestive, ci permetterà di salvare vite umane e risolverà l’incubo di tanti che, fino ad oggi, dovevano percorrere centinaia di chilometri per usufruire di cure sanitarie essenziali”.

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età è il terzo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 ed oggi più che mai, anche in considerazione dell’impatto della pandemia COVID 19 sui sistemi sanitari nazionali, l’azione della cooperazione italiana è volta a contribuire a tale obiettivo. Come ha di recente sottolineato il Direttore dell’AICS, Luca Maestripieri “La pandemia del nuovo coronavirus ha aiutato a raggiungere la consapevolezza che le sfide globali non si possono affrontare e vincere da soli.”

La speranza e l’ambizione è quella di generare un effetto moltiplicatore: Romdan e gli altri della sua squadra sono convinti che l’azione di pochi possa davvero segnare il principio di un processo di ricostruzione enormemente più grande, e creare le condizioni per un futuro migliore in Libia e per la Libia. Un processo che richiede impegno e cooperazione e chiama in causa tutti: le autorità, le comunità locali, la società civile, le organizzazioni internazionali e i singoli individui.
Uniti per realizzare il cambiamento.

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Il programma “Recovery, Stability and Socio-economic Development in Libya – Baladiyati” prevede lo stanziamento di 50 milioni di euro del Fondo Fiduciario dell’Unione Europa (EU Trust Fund) per l’esecuzione di oltre 100 interventi mirati a rafforzare i servizi di base nei settori sanitario, educativo e idrico-igienico (WASH) in 24 municipalità libiche dislocate lungo le principali rotte migratorie. In questo quadro, l’AICS gestisce 22 milioni di euro e svolge il ruolo di capofila nel coordinamento del programma, che viene realizzato al fianco delle agenzie delle Nazioni Unite UNDP (18 milioni) e UNICEF (22 milioni).

Entra nel vivo il sostegno italiano per i comuni tunisini

Sono state avviate le prime attività del programma di sostegno alla decentralizzazione in Tunisia (PRODEC) finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Con una visita presso il Governatorato di Sfax effettuata nell’ultima settimana di agosto, l’Ambasciatore  a Tunisi, Lorenzo Fanara, insieme ad una delegazione dell’AICS, ha incontrato i sindaci di 7 comuni che rientrano nella lista delle 31 municipalità beneficiarie del programma PRODEC. Tale visita si pone quindi in linea di continuità con l’evento risalente al giugno scorso, con cui l’Ambasciatore d’Italia aveva ricevuto presso la sua residenza tutti i sindaci coinvolti in quest’iniziativa, insieme al Ministro degli Affari Locali e al Rappresentante della Caisse des Prêts et de Soutien aux Collectivités Locales (CPSCL), ente esecutore dell’iniziativa. Come ribadito nel corso di quell’occasione, la delegazione italiana ha espresso l’intenzione di mantenere una finestra di dialogo costante con la controparte locale con l’obiettivo di approfondire il contesto territoriale, nonché di cogliere i bisogni espressi dai sindaci in merito alle loro priorità sociali e di sviluppo economico, con una particolare attenzione verso la realizzazione o la ristrutturazione degli uffici comunali e l’erogazione dei servizi di base per la popolazione.

I 7 comuni del Governatorato di Sfax (Hzag Ellouza, Ennasr, El Amra, Achech Boujarbou Auodhna Majel Darj, Aouabed Khezanet, Hajeb, Ennadhour Sidi Ali Belabed) oggetto della visita saranno beneficiari di circa 8,5 milioni di euro, su un totale di 25 milioni di euro a dono messi a disposizione dall’AICS per il programma PRODEC. Tale cifra verrà utilizzata per le spese di investimento nei prossimi tre anni, in particolare per la costruzione o ristrutturazione degli edifici amministrativi, l’acquisto di attrezzature (come i veicoli per la raccolta dei rifiuti), la realizzazione di progetti di prossimità (come le strade comunali, gli scoli per le acque pluviali, l’illuminazione stradale), di progetti di sviluppo delle attività produttive e commerciali e socio-culturali.

I beneficiari di quest’iniziativa saranno i sindaci, i rappresentanti eletti e il personale amministrativo delle municipalità coinvolte, a cui si aggiungono i cittadini che potranno accedere a servizi municipali migliorati.

L’iniziativa PRODEC rappresenta quindi il concreto impegno italiano nel supporto al processo di decentralizzazione perseguito dalle autorità tunisine e stabilito dalla Costituzione del 2014. Italia e Tunisia intendono cosi collaborare al fine di contribuire alla riduzione delle disparità tra regioni, migliorando l’accesso per i cittadini ai servizi di 31 comuni di recente creazione situati in 10 Governatorati del Paese.

 

 

Fino al 30 settembre candidature disponibili per borse di studio destinate a giovani tunisini

Nell’ambito del progetto FAO “Rafforzamento delle capacità: corso di formazione avanzato internazionale sui SIPAM (Sistemi di patrimonio agricolo di importanza globale) per la valutazione sulla resilienza in tre diverse condizioni socio-ambientali e bio-culturali: Africa, Asia e America Latina” finanziato dalla Cooperazione italiana, l’Università degli Studi di Firenze mette a disposizione 15 borse di studio per partecipare all’iniziativa.

Si tratta di un corso che avrà luogo da gennaio a giugno 2019 presso le sedi dell’Università di Firenze e sarà indirizzato principalmente a giovani impiegati diplomati, o tecnici di imprese private, provenienti dai Paesi prioritari per la Cooperazione italiana, tra cui la Tunisia. I candidati non devono aver superato i 35 anni di età e devono aver conseguito il diploma in agricoltura o in discipline connesse, oltre che possedere una consolidata esperienza nell’ambito della conservazione del paesaggio e dello sviluppo rurale, con preferenza per il settore pubblico. Si incoraggiano le donne a partecipare. La procedura di candidatura è reperibile all’indirizzo https://www.agriculturalheritage.com/master-costs-and-application/ e deve essere completata entro il 30 settembre 2018. Oltre ai giovani di nazionalità tunisina, le borse di studio sono aperte ai seguenti Paesi: Albania, Bolivia, Bosnia, Cuba, El Salvador, Etiopia, Giordania, Kenya, Libano, Mozambico, Birmania e Sengal.

Questi corsi rappresentano il seguito dell’iniziativa FAO nata nel 2002 sui Sistemi di patrimonio agricolo di importanza globale (SIPAM) che aveva l’obiettivo di identificare e preservare sistemi agricoli di importanza globale, con i loro paesaggi, l’agrobiodiversità, la conoscenza tradizionale e la coltura ad essi associata. Con il termine “importanza globale” la FAO intende fare riferimento a tutte le pratiche agricole (termine che include anche prodotti animali, forestali, marini e d’acqua dolce) caratterizzate da un’origine storica e una rilevanza attuale, che possano rappresentare un patrimonio per l’umanità.

I corsi di formazione sui SIPAM hanno ricevuto un finanziamento di circa 1,8 milioni di euro da parte della Cooperazione italiana che conferma cosi l’impegno nel sostenere i Paesi prioritari e, tra questi, la Tunisia occupa un posto di rilievo. L’iniziativa rientra infatti nella già sperimentata strategia promossa dalla Cooperazione italiana nel Paese di scambio e condivisione di conoscenze tra le due sponde del Mediterraneo.

Libia – Al via il più importante programma di cooperazione europea per la stabilità e lo sviluppo

Tripoli – Giovedi 29 novembre l’AICS ha partecipato alla prima sessione del Comitato di Pilotaggio del programma europeo Recovery, Stability and Socio-economic Development in Libya a sostegno dei servizi di base in 24 municipalità su tutto il territorio libico. A soli due mesi dalla firma del primo accordo di cooperazione delegata UE-AICS, questa importante riunione ha sancito l’avvio della fase operativa.

Frutto di un’iniziativa congiunta tra l’Unione Europea, il governo libico e il governo italiano a supporto della stabilizzazione del Paese, il programma prevede un finanziamento complessivo di 50 milioni di euro e una durata triennale. L’iniziativa, elaborata nel quadro dell’Emergency Trust Fund for Africa,  rappresenta il più importante intervento UE a sostegno delle municipalità libiche e sarà realizzato in partnership con le agenzie UNDP (18 milioni) e UNICEF (10 milioni), accanto all’Agenzia (22 milioni).

Oltre all’impegno diretto per il potenziamento di strutture per la fornitura, nelle municipalità coinvolte, di servizi di base nei settori salute, istruzione, acqua potabile e protezione igienico-sanitaria, AICS giocherà un ruolo chiave nel coordinamento di un programma cruciale per promuovere la stabilità e migliorare le condizioni di vita della popolazione residente e migrante.

Press release:

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Il patrimonio archeologico in Marocco per rafforzare il legame culturale tra le due sponde del Mediterraneo

Il 2 novembre scorso è stata inaugurata alla Galleria Bab Rouah di Rabat la mostra fotografica “MedIT 98-18. Venti anni di archeologia italo-marocchina. Le ricerche dell’Università di Siena”, organizzata dall’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura, dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e dall’Università di Siena in collaborazione con il Ministero della Cultura e della Comunicazione del Regno del Marocco. La mostra fotografica celebra i 20 anni di ricerche archeologiche che l’università italiana ha condotto in Marocco e la lunga collaborazione con le istituzioni e le università marocchine. Durante la mostra sono stati illustrati i risultati ottenuti, le metodologie utilizzate in questi anni, le attività di formazione e i laboratori, gli studi per la preservazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico marocchino, condotti in collaborazione con la Direzione del Patrimonio Culturale del Marocco, la Fondazione dei Musei, l’Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine e l’Università Mohamed V di Rabat.

I progetti pluriennali si sono svolti nei principali siti archeologici e hanno contribuito, con nuovi dati, alla ricostruzione della storia del Marocco attraverso il tempo. Il primo sito oggetto di indagine è stato quello di Thamusida (nei pressi di Kenitra), indagato dal 1998 al 2010. A Thamusida sono state sperimentate le tecniche di documentazione, diagnostica e rilievo, dalle indagini geofisiche al rilievo digitale del terreno fino alle ricostruzioni tridimensionali di molte delle strutture studiate. Dopo l’esperienza acquisita a Thamusida, dal 2011 al 2015 si sono svolte le ricerche a Lixus, una città situata nel nord del Marocco nei pressi dell’odierna Larache.

La mostra fa parte del “Progetto di preservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico del Marocco”, iniziativa attualmente in corso e frutto della collaborazione tra la Cooperazione Italiana e il Ministero della Cultura. Questo progetto, che ha ricevuto un finanziamento di 2 milioni di euro da parte della Cooperazione italiana, rientra nel più ampio programma di conversione del debito iniziato nel 2013 e ha, come altra importante componente, la lotta alla povertà.

Nel 2015 il progetto di preservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico del Marocco ha permesso inoltre di stipulare una Convenzione di partenariato scientifico, tecnico e culturale tra il Ministero della Cultura marocchino e l’Università di Siena. Grazie a questa collaborazione sono stati realizzati una serie di studi e ricerche volti al restauro e alla valorizzazione di alcuni importanti monumenti e siti del patrimonio archeologico marocchino: la Medersa di Chellah, il Palazzo di Gordiano a Volubilis e il sito di Zilil nel nord del Marocco vicino ad Assilah. Quest’ultimo progetto ha visto l’applicazione delle moderne tecnologie di acquisizione ed elaborazione dei dati, la realizzazione della fotogrammetria tridimensionale da drone, le ricostruzioni 3D e le indagini geofisiche su tutta l’estensione del sito con l’individuazione dei limiti dell’antica città romana in vista delle future attività di scavo previste per il 2019.

Per la Cooperazione italiana si tratta di un evento che conferma la presenza e il supporto allo Stato del Marocco, proseguendo lungo un percorso di relazioni stabili iniziato già negli anni ’60.

Forum di lancio del progetto Futur Proche

Si è tenuta giovedì, 11 ottobre presso il Municipio di Tunisi la conferenza “Città Aperte: pensare e agire per una migliore governance locale e la partecipazione dei cittadini in Tunisia”  che ha rappresentato il lancio ufficiale del progetto “Futur Proche – Sviluppo locale e servizi decentralizzati per la sostenibilità e la cittadinanza attiva in Tunisia”.
Alla conferenza di lancio del progetto hanno partecipato esperti tunisini e internazionali, che hanno discusso le questioni e le sfide principali per il processo di decentralizzazione in Tunisia, tema principale dell’iniziativa.
Il progetto Futur Proche, finanziato dalla Cooperazione Italiana e dalla Regione Toscana, sarà eseguito dalla Ong italiana Cospe, ma coinvolge, allo stesso tempo, un grande consorzio di enti locali, istituzioni e associazioni italiane e tunisine.
L’iniziativa, con una durata prevista di due anni, ha lo scopo di promuovere:

– Il decentramento, la governance locale e il rafforzamento delle istituzioni locali;
– L’economia sociale e solidale attraverso lo sviluppo di imprese locali sostenibili e il sostegno per l’accesso al mercato locale;
– La salute attraverso il miglioramento della qualità e dell’accessibilità dei servizi sanitari di base e il rafforzamento dell’assistenza sanitaria.

In particolare, l’iniziativa mira a fornire supporto e formazione per i funzionari comunali, i rappresentanti di istituzioni tunisine, il personale delle strutture sanitarie locali e il Ministero della Salute e delle associazioni locali, selezionati in 5 governatorati della Tunisia: Grand Tunis, Kasserine, Sidi Bouzid, Tataouine e Jendouba.
Il finanziamento complessivo per l’iniziativa “Futur proche” è di circa 1,4 milioni di euro, di cui euro 998 480.00 come contributo della Cooperazione Italiana.
“Questo è un progetto che valorizza l’esperienza italiana in fatto di decentramento ed è parte di una più ampia strategia perseguita dalla Cooperazione italiana in Tunisia. Il nostro obiettivo è quello di sostenere il decentramento politico in linea con gli obiettivi della nuova Costituzione tunisina del 2014 e il nostro impegno in questo settore è stato recentemente confermato con l’approvazione della iniziativa di finanziamento Prodec (25 milioni di euro a dono) che prevede la realizzazione di interventi nel settore delle infrastrutture in 31 comuni tra gli 86 appena creati”, ha detto il rappresentante dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) in Tunisia, Flavio Lovisolo.

Missione in Italia del Polo di meccatronica di Sousse

Promuovere lo sviluppo tecnologico delle imprese tunisine attraverso un fruttuoso scambio di idee e iniziative con gli imprenditori italiani. Questo è uno degli obiettivi del progetto “Appui aux Pole Tunisiens”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo con un contributo di 850 mila euro a favore del Ministero dell’Industria tunisino.

Sono quattro i Poli di competitività (situati a Monastir, Gabes, Biserta e Sousse) che, in partenariato con la società italiana Environment Park Spa, dal 2016 lavorano in stretta collaborazione per migliorare i servizi alle imprese e tessere relazioni con il mercato italiano

“La nostra recente missione a Milano, durante la fiera BI – MU dedicata all’innovazione tecnologica, ci ha permesso di entrare in contatto con alcune interessanti realtà italiane, come il gruppo MESAP e il Polo di Meccatronica di Rovereto. Siamo anche riusciti a firmare degli accordi di collaborazione, che saranno preziosi per il futuro della nostra attività”, ha dichiarato un rappresentante tunisino del Polo di Sousse al rientro dalla missione in Italia dello scorso 9-10 ottobre.

L’incontro tra i rappresentanti del Polo di Sousse e alcuni imprenditori italiani

 

La fiera BI – MU di Milano è stata anche l’occasione per visionare i principali progetti di innovazione tecnologica sviluppati dalle realtà italiane. Conoscenze che possono diventare interessanti opportunità da applicare all’interno del programma dell’Unione Europea HORIZON 2020, cui la Tunisia partecipa in qualità di Paese associato.

Questa missione si inquadra nelle svariate attività che vengono realizzate all’interno dell’iniziativa con l’obiettivo di ampliare e consolidare la rete di conoscenze e collaborazioni in Italia dei Poli tunisini e far emergere opportunità di collaborazione tra le imprese dei due Paesi. Si intende cosi’ creare una piattaforma di scambio tra imprese e istituzioni dedicate allo sviluppo del settore privato e contribuire ad un percorso di crescita che coinvolga entrambe le sponde del Mediterraneo.

Una rappresentazione teatrale per sensibilizzare i giovani sul tema migrazione

Con la messa in scena al teatro “Le Rio” di Tunisi dello spettacolo teatrale “Le Radeau” (La zattera) di Cyrine Gannoun e Majdi Boumatar, è iniziato lo scorso fine settimana un tour che porterà questo spettacolo sulla migrazione a Medenine il 1° novembre, Sfax il 2 novembre e Seliana il 4 novembre.

Si tratta della prima attività di una campagna di sensibilizzazione pubblica che durerà diversi mesi e sarà focalizzata sui rischi e i miti associati alla migrazione irregolare. Durante la rappresentazione di “Le Radeau”, il pubblico è stato invitato a proiettarsi nell’avventura di otto personaggi che condividono un momento cruciale nella loro vita: la traversata del Mar Mediterraneo.

Il teatro della migrazione diventa una metafora grazie alla quale è possibile riflettere sulla questione migratoria mettendo al centro l’umanità, un’espressione culturale che porta la voce dei migranti oltre l’aspetto politico, economico e mediatico”. Ha dichiarato il Rappresentante dell’OIM in Tunisia, Lorena Lando, attraverso un comunicato.

Al termine della rappresentazione è stata organizzata una discussione aperta con il pubblico, composto da oltre 200 giovani tunisini, sui temi legati alla migrazione. Hanno così potuto partecipare tunisini emigrati in Italia ed Europa, portando come esempio le proprie esperienze personali. In questo modo i giovani presenti sono potuti entrare in contatto con esperienze di vita concrete e approfondire i rischi legati ad una migrazione irregolare.

La rappresentazione teatrale è quindi il primo appuntamento di una più ampia campagna di sensibilizzazione che l’OIM ha lanciato in collaborazione con l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). Si tratterà di attività organizzate principalmente nelle aree periferiche di alcune tra le principali città della Tunisia, dove si registrano i più alti tassi di migrazione, con l’obiettivo di approfondire il tema tra i giovani e le categorie più vulnerabili della società.

Questa campagna di sensibilizzazione rientra fra le attività di due progetti realizzati dall’OIM e dall’ILO in Tunisia e nella regione del Maghreb, finanziati dalla Cooperazione italiana, che hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni socioeconomiche del Paese e della regione, riducendo così i fattori che causano la migrazione irregolare.