“Ma lo sanno che sono cieca?” La nuova vita di Heba ad Ajdabiya

Quando Heba Mohmoud ha saputo di essere stata selezionata per un corso di formazione sul diritto alla salute, offerto dall’organizzazione non governativa (ONG) ACTED in coordinamento con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), continuava a ripetere: “Ma lo sanno che sono cieca?”.

Nata con una malattia che le ha causato la perdita della vista quand’era molto piccola, oggi Heba lavora come terapista psicosociale in una clinica di Ajdabiya, una delle città della Cirenaica coinvolte negli interventi del programma di cooperazione Delegata Baladiyati, finanziato dall’Unione Europea ed eseguito sul terreno dall’AICS.

I percorsi di formazione (cosiddetti “training of trainers”, ToT) offerti dal programma hanno permesso a Heba e agli altri partecipanti di approfondire la conoscenza del sistema giuridico internazionale sulla salute: come adempiere e tutelare il diritto universale alle cure mediche.

Fin dal tempo degli studi, Heba ha dovuto affrontare molte sfide a causa della disfunzione alla vista. Quand’era bambina, ha lasciato Ajdabyia per frequentare una scuola per non vedenti a Benghazi, separandosi dalla famiglia che rincontrava ogni tanto nei fine settimana. Nel 2011, quando le tensioni politiche hanno scosso il Paese, Heba ha fatto ritorno ad Ajdabyia, un’esperienza che descrive come “riiniziare da zero”.

“Quando sono andata a iscrivermi alla facoltà di psicologia ad Ajdabyia, mi sono sentita dire che le persone cieche frequentavano i corsi di inglese, arabo o gli studi islamici. Ero la prima non vedente a scegliere psicologia: mi diedero tre mesi di prova per dimostrare di avere le abilità per seguire il corso. Non è stato facile ma nel 2017 mi sono laureata in psicologia”.

La selezione per i ToT organizzati dall’AICS insieme ad ACTED è stata una sorpresa per Heba. “Temevo ci fosse stato un errore e che sarei stata esclusa non appena avessero saputo che sono cieca. Invece l’imparzialità è davvero tra i valori di questo programma, non sono solo parole. La formazione è stata veramente importante per me, e credo sia stata un’opportunità anche per gli altri partecipanti, che si sono trovati a interagire con una persona non vedente. Sono felice di aver preso parte a questa iniziativa”.

Nel tempo libero dal lavoro, oggi Heba fa la volontaria in una scuola per non vedenti. “Il mio obiettivo è anzitutto quello di sostenere altre persone non vedenti perché non demordano di fronte ai propri diritti fondamentali, tra cui anzitutto quello all’educazione. E poi vorrei che la mia esperienza diventasse un messaggio: vorrei che tutti sapessero che l’unica differenza nel processo di apprendimento tra una persona cosiddetta “normodotata” e una persona non vedente è nelle modalità. Sapete, per imparare, non è indispensabile la vista quando si sanno usare gli altri sensi”.

 

La storia di Heba è stata scritta da AICS grazie a una testimonianza raccolta da ACTED nel quadro  del programma di cooperazione Delegata “Baladiyati”, finanziato dall’Unione Europea e realizzato da AICS in partenariato con UNDP e UNICEF con l’obiettivo di rafforzare i servizi di base in 27 municipalità in Libia.Nello specifico, ACTED ha lavorato nell’ambito di un progetto gestito da AICS per migliorare l’accesso al sistema sanitario da parte delle comunità locali, con un’attenzione particolare ai gruppi più vulnerabili. Gli interventi realizzati prevedono la riabilitazione di strutture mediche primarie, la fornitura di strumentazioni mediche prioritarie, l’offerta di percorsi formativi per rafforzare le competenze del personale medico e paramedico e campagne di informazione e sensibilizzazione presso le comunità locali.

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